22 gennaio 2018

EuStress e DiStress

Reazione allo stress e possibili conseguenze

Il modo in cui affrontiamo gli stimoli della vita quotidiana influenza la nostra salute e il nostro benessere.

Siamo abituati a pensare allo stress come a qualcosa di negativo, che interferisce con il nostro benessere e la nostra salute, e dal quale è difficile o impossibile liberarsi. Questo è senz’altro vero, ma rappresenta una sola faccia della medaglia.

Lo stress proviene dagli stimoli quotidiani

Stress dagli stimoli

In effetti qualunque stimolo proveniente dall’ambiente nel quale viviamo genera stress, cioè stimola l’organismo a reagire. Per esempio la forza di gravità è la prima fonte di stress alla quale siamo tutti sottoposti fin dalla nascita; ci tira verso il suolo, ed è la reazione del nostro sistema muscolo-scheletrico che ci permette di stare in piedi e muoverci sulle nostre gambe. Altri stimoli stressanti provengono dall’interno dell’organismo, come la fame o la sete; anche in questi casi l’organismo reagisce, ricercando cibo e acqua; lo stress è contrastato efficacemente e l’organismo recupera salute e benessere.

In tutti i casi è sempre presente una prima fase di “allarme”, seguita da una seconda fase di “resistenza”. Qui ci troviamo di fronte ad un bivio: se lo stress è contrastato con efficacia, si assiste ad un graduale ritorno alla normalità. Parliamo di eu-stress, cioè stress positivo. Se invece lo stress è soverchiante, non può trovare risoluzione e subentra la terza fase, quella di ”esaurimento”. Parliamo in questo caso di di-stress, cioè stress negativo.

Ci adattiamo in diversi modi allo stress negativo

La nostra organizzazione sociale e culturale e l’ambiente nel quale nasciamo e viviamo (scuola, lavoro, famiglia) con tutti i loro vincoli, regole e divieti, sono carichi di stress negativi, stimoli soverchianti a cui non possiamo rispondere in maniera appropriata; per sopravvivere, dobbiamo limitare la nostra libertà, sia fisicamente che mentalmente. Pensiamo per esempio a quante volte da bambini siamo stati costretti a studiare cose che non ci piacevano, per compiacere i nostri genitori e ottenere un buon voto. Chiunque, nella propria storia, può trovare situazioni di questo tipo.

Possiamo adattarci in tre modi diversi al di-stress: FUGA, LOTTA, CONVIVENZA. Nel primo caso possiamo scappare, allontanarci dallo stimolo, tenendolo il più possibile lontano, per non doverne subire l’influsso negativo e le conseguenze. Oppure possiamo lottare e combattere, per annullare lo stimolo e tornare alla normalità. Ancora, terza opzione, possiamo convivere con lo stimolo, dove l’apparente passività serve in realtà a sopportare.

Si generano risposte automatiche dell’organismo

Risposta allo stress negativo

Queste reazioni automatiche ci contraddistinguono non solo in relazione allo stress che le ha generate, ma rappresentano il nostro modo di porci verso tutti gli eventi stressanti che la vita ci mette via via di fronte; col tempo, l’organismo si dimentica di quale è stato lo stress originario, e assume la stessa risposta in ogni situazione e contesto. Questa “risposta automatica” entra a far parte della vita dell’individuo e diventa la normalità. Col nostro pensiero e le nostre idee infine troviamo le giustificazioni più disparate al nostro modo di reagire e di essere. C’è chi passa tutta la vita girando il mondo in lungo e in largo (fuga), chi fa della lotta una ragione di vita, per esempio per un ideale politico, o contro le ingiustizie e i soprusi del mondo (lotta), chi non molla mai, resiste quando tutti gli altri hanno mollato e sopporta oltre ogni immaginazione (convivenza).

Lo stress negativo ha diverse conseguenze nascoste

Al di là del tipo di reazione che ci contraddistingue, il pericolo è che il di-stress porta come detto all’esaurimento dell’organismo. Possiamo compensare fino a un certo punto, oltre il quale rischiamo seriamente di “romperci”: subentrano infatti scompensi gravi dei sistemi nervoso, ghiandolare e immunitario. La conseguenza è che la persona giunge alla spossatezza, una condizione debilitante da non sottovalutare mai, perché rappresenta un serio pericolo per la nostra salute e il nostro equilibrio fisico e psichico. La spossatezza spalanca le porte alle malattie più disparate e a quadri clinici complessi e delicati, comprese le patologie tumorali, quelle autoimmuni come sclerosi multipla e SLA, gravi scompensi ormonali, per esempio a carico di tiroide, ovaio o utero, e disagi psicologici come depressione e psicosi.

La prevenzione si fa col trattamento osteopatico

Prevenzione

È fondamentale evitare tutto questo con la prevenzione. Lo scopo dell’osteopatia è primariamente questo; non solo agisce sull’urgenza, allentando le tensioni più importanti e permettendo all’organismo in difficoltà di ricaricarsi il tanto che basta a modificare i sintomi, ma soprattutto permette alla persona di trovare e mantenere nel tempo un adattamento via via migliore, così che i sintomi non abbiano più ragione di essere.

Tutti abbiamo il diritto alla salute, e chi si occupa degli altri, sia esso un medico, un osteopata, un fisioterapista o un infermiere, ha il privilegio e l’obbligo di adoperarsi al meglio, mettendo a disposizione le proprie competenze ed esperienza per tutti coloro che richiedono il nostro aiuto. Il medico è sempre il primo, per competenza e formazione, a poter fronteggiare le patologie, anche con l’utilizzo dei farmaci. D’altra parte è sempre più evidente e accettato dalle comunità scientifiche e mediche che l’approccio multidisciplinare è la ricetta migliore per chiunque, tanto più per chi soffre.